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martedì 12 marzo 2013

DONNA & LAVORO



Quando si parla di LAVORO femminile, sarebbe più corretto parlare di “LAVORI” perché il singolare è improprio. Le attività quotidiane in cui le donne si spendono da sempre, sono plurali: lavoro pagato e non pagato, lavoro familiare e di cura, lavoro per l'autoconsumo nelle attività agricole, lavoro produttivo in fabbrica o in ufficio, lavoro a domicilio, lavoro precario...
“Pensare ed agire al plurale” porta una serie di vantaggi immediati: grande reattività, maggiore adattabilità, flessibilità strategica e soprattutto la possibilità di assumere funzioni polivalenti evita la prigione di un unico ruolo, che ahimè, spesso è il destino di molti uomini.
C'è anche un altro prezioso vantaggio che si realizza quando si pensa e si agisce al plurale come fanno molte donne, ed è quello di allenare l'occhio e l'anima a discriminare tra similitudini e differenze. Nella ripetizione dei gesti richiesti dal lavoro quotidiano risulta più facile allora scorgere gli indizi di originalità, le variazioni che rallegrano, i dettagli da cui nasce la bellezza.
La tradizione millenaria del ricamo o della decorazione su porcellana, solo per citare due esempi, sono testimonianza evidente di come dallo stato di bisogno le donne sappiano trarre armonia e splendore, di quanto l'abilità manuale femminile sappia tradurre la difficoltà materiale in levità.
I lavori delle donne hanno sempre una scia di colore bianco.

DONNA & NATURA


Sappiamo che l'abilità di riconoscere fiori, piante e frutti, di curarli e coltivarli si associa al femminile fin dall'alba dei tempi, tanto che gli studiosi ci dicono che furono le donne le prime ad inventare l'agricoltura, mettendo letteralmente a frutto l'osservazione dell'ambiente e la capacità di sperimentare che ben le caratterizza.
Il patrimonio mitologico di tutto il mondo ci porta memoria di questo rapporto privilegiato tra donna e natura, raccontandoci di una divinità femminile primordiale che nella capacità di generare  incarna la mediazione tra l'umano e il divino.
La ritroviamo nel mito della Madre Terra, nella divinizzazione del regno vegetale  che è Madre Natura, e in ogni espressione dell'archetipo della Grande Madre che dal Neolitico continua a riproporsi in varie forme.
Esempi sorprendentemente simili si hanno con la dea Cibele in area anatolica, Gea nell'area Greca, la Mater Matuta degli Etruschi, la Matka Ziemia dei popoli slavi e così via in tutte le civiltà, fino alla Pachamama degli Inca, la Madre Terra a cui ancora oggi le popolazioni andine tributano riti di restituzione del nutrimento che essa fornisce all'umanità.
Non stupisce dunque che nel momento in cui una donna si accinge a creare arte rivolga il suo sguardo alla Natura, perché è ciò che le è più simile, vicino e familiare. Tuttavia queste testimonianze antiche ci dicono che sarebbe semplicistico banalizzare questo sguardo pensando che sia influenzato esclusivamente dalla quotidiana frequentazione con il mondo vegetale, perché si tratta piuttosto di uno sguardo sacro che sa riconoscere il dono della bellezza divina del Cosmo e celebrarlo.
Le donne vedono i colori della Natura e non vedono solo il verde.

giovedì 7 febbraio 2013

CORIANDOLI



Amo i gesti inutili,
i gesti che lasciano
gli sguardi perplessi
le menti confuse
le aspettative ubriache.
Amo l'aria che diventa visibile,
grazie ad una mongolfiera
una pioggia di petali
un pennacchio di polvere.
Amo l'allegria,
il riso senza amarezza
la spensieratezza senza domani
la gioia senza paura.
Amo i coriandoli,
indispensabili
 aerei
 sorrisi.

martedì 22 gennaio 2013

GENNAIO

Gennaio è così:

gelido
arido
torpido
uggioso
intimista
introverso
silente
solitario
smorzato
spento
apatico
desolato
insofferente
inquieto
scontato
arrendevole
soporifero
lagnoso
confuso
buio
blues
blu.

martedì 18 dicembre 2012

Natale



A tre anni il Natale comincia ad essere una Magia da attendere (Oro), a dieci una Favola da smentire o conservare (Verde), dai venti in poi uno stress familiare da sopportare in cambio di un ritorno economico e marginalmente emotivo (Rosso).


Se ancora credessi in Babbo Natale, quest'anno gli chiederei in regalo un Natale VUOTO.
Vuoto da spazzature intasate di imballaggi dilaniati, vuoto da digestioni appesantite, vuoto da sorrisi ipocriti.
Un Natale azzurro.



E così quel vuoto potrei riempirlo di calore, luce e pace.
Dai Babbo, proviamoci...

martedì 27 novembre 2012

CURACRISI

Il mondo si arrovella in cerca di una Cura per la Crisi.
Gioco interessante...
Ecco cosa ha detto chi ci ha già giocato in passato:

"Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi"
Albert Einstein




"C'è un'ignoranza da analfabeti e un'ignoranza da dottori"
Michel de Montaigne



"Datemi sei ore per abbattere un albero
e passerò le prime quattro ad affilare l'ascia"
Abraham Lincoln


"Non siamo qui per guarire dalle nostre malattie,
ma le malattie sono qui per guarirci!"
C. G. Jung



"Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori...
Per me tengo la certezza che nella vita
si può sempre migliorare."
Marilyn Monroe



"Non c'è azienda così grande da non aver bisogno di un'altra testa"
Philip Roth


"Il segreto non è correre dietro alle farfalle.
E' curare il giardino perché loro vengano da te."
Mario Quintana


"...le idee sono come le stelle 
che non le spengono i temporali"
Roberto Vecchioni


"Le mele cadevano dagli alberi da milioni di anni
prima che arrivasse Isaac Newton e ponesse
la domanda giusta.
Ciò di cui abbiamo bisogno sono domande,
non risposte."
Joe Keeton




 

lunedì 12 novembre 2012

DOLORE






"Disprezzate il dolore: o finirà lui o finirete voi."
SENECA

C'è il dolore che ti strizza il cuore, perché la vita ti ha reso come una spugna usurata.
C'è il dolore che ti dissangua goccia a goccia, perché la vita è una grondaia che perde.
C'è il dolore che ti secca la voce, perché la vita ha parole che evaporano.
C'è il dolore che ti svuota di urla, perché la vita è una porta che sbatte.
C'è il dolore che ti toglie le forze, perché la vita ha climi da assideramento polare.
C'è il dolore che ti riempie i pugni, perché la vita ti dà mani che sono bombe inesplose.
C'è il dolore che ti sigilla le palpebre, perché la vita può essere una notte infinita.
C'è il dolore che ti annebbia la vista, perché la vita ha confini liquidi.
C'è il dolore che ti riempie il bicchiere, nella speranza che la vita diventi davvero liquida e scorra via altrove.
C'è il dolore che ti fa spaccare i piatti, perché la vita che si rompe va in frantumi taglienti.
C'è il dolore che ti oscura la strada, perché non la vedi più, la vita che è la tua.




Quanti colori ha il dolore?